Por Otávio Marchesini – Em uma das imagens mais cruas do esporte invernal, o atleta se deita de bruços, o rosto a centímetros do gelo, capacete com viseira colado ao corpo e as scarpette cravadas com oito chiodi de 7 mm: é o universo do skeleton. As passagens chegam a 140 km/h em verdadeiros “budelli” gelati, centros de tensão onde técnica e coragem se misturam.
Importa distinguir o skeleton do slittino: na primeira disciplina o competitore corre em posição prona; no slittino, a prova é em decúbito supino. A largada, porém, guarda similaridades com o bob: parte-se em pé, com uma spinta iniziale esplosiva, e em seguida ci si tuffa sullo slittino, guidando lo strumento con micro-movimenti del corpo. I tracciati misurano tra i 1.200 e i 1.650 metri con pendenze fino al 12%.
Regole e limiti tecnici completano il quadro: la slitta non può superare i 33 kg per gli uomini e i 29 kg per le donne; il peso complessivo atleta+slitta ha tetti rispettivamente di 115 e 92 kg. Sono dettagli che spiegano perché il skeleton è tanto specialistico quanto selettivo.
Ai Giochi di Milano Cortina 2026 il skeleton entrerà nel vivo la prossima settimana: dalle prove ufficiali di lunedì 9 fino alla giornata conclusiva di domenica 15, che vedrà l’esordio della gara a squadre nel programma olimpico — una novità che aggiunge una dimensione collettiva a una disciplina storicamente individuale. Le prove si svolgeranno al Cortina Sliding Center, ai piedi delle Tofane. Iscritti: appena 50 atleti, a testimonianza della natura di nicchia ma potentemente spettacolare dello sport.
La storia olimpica del skeleton è intermittente e rivelatrice: debutto a St. Moritz nel 1928, ritorno nell’Engadina vent’anni più tardi e poi decenni d’assenza fino a Salt Lake City 2002. Eppure proprio qui si consumò una pagina fondamentale per l’Italia sportiva: la prima medaglia d’oro azzurra in una rassegna invernale fu conquistata da Nino Bibbia a St. Moritz 1948, su quella che allora si chiamava “Cresta Run”. Bibbia — commerciante di frutta valtellinese residente in Svizzera — sconfisse i favoriti angloamericani in una vittoria che non fu solo sportiva ma simbolica, segno di una capacità italiana di emergere in contesti ritenuti ostili.
Dopo quel lampo, la mancanza di piste adeguate e la percezione dello sport come troppo pericoloso mandarono il skeleton in ombra per 54 anni. La reintroduzione nel 2002 ha però dato impulso a una rinascita: la squadra azzurra è oggi stabilmente protagonista. Sebbene rimanga aperta la caccia a una seconda medaglia olimpica, il movimento si è rafforzato con atleti come Amedeo Bagnis — argento mondiale nel 2023 e secondo agli Europei 2025 — e Valentina Margaglio, prima italiana a salire sul podio mondiale (bronzo nel 2020).
Il skeleton rimane uno specchio: sport di nicchia eccessivamente spettacolare per alcuni, espressione di cultura tecnica e identitaria per altri. A Milano Cortina, tra velocità e storia, si misurerà ancora una volta la capacità di questa disciplina di raccontare il rapporto tra territorio, impianti e memoria collettiva.






















