Por Giulliano Martini — Em Roma, cerca de mil pessoas se reuniram na Piazza del Campidoglio para uma manifestação em solidariedade às mobilizações populares no Irã. A convocação, organizada por Amnesty International e Women Life Freedom for Peace and Justice, contou com a adesão de organizações da sociedade civil e de parte do arco partidário, incluindo Pd, Avs, M5s e +Europa.
Nos cartazes e nas faixas, leituras claras do momento: “Con il popolo iraniano, autodeterminazione, pace e diritti” e pedidos urgentes de restauração do acesso à internet, bloqueado pelo regime na tentativa de ocultar a repressão. Outro lema repetido pelos manifestantes foi: Stop digital blackout, stop massacre.
Do palco, representantes das organizações enfatizaram a resistência ao que definiram como um regime sanguinário e misogino che sta reprimendo duramente le proteste interne. A mobilização exigiu que a comunidade internazionale si faccia portavoce delle vittime e chieda conti per le violazioni dei diritti umani.
Presente all’appuntamento anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha sottolineato la necessità di una voce internazionale decisa contro le teocrazie e il fanatismo, ribadendo che non è accettabile morire per chi si è o per chi si ama.
Apesar della forte indignazione verso la repressione, la piazza ha mostrato una netta contrarietà a qualsiasi azione militare esterna. Molti degli intervenuti hanno espresso chiaramente il rifiuto di ingerenze da parte di governi stranieri, menzionando in primo luogo gli Stati Uniti e Israele: “Non vogliamo intromissioni di alcun governo estero. Il nostro popolo deve decidere il proprio futuro”.
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, ha denunciato la campagna di violenza iniziata l’8 gennaio e ha chiesto «azioni diplomatiche forti, nel rispetto del diritto internazionale». Noury ha chiesto che il Consiglio di sicurezza si rivolga alla Corte penale internazionale e che gli Stati, Italia inclusa, applichino la giurisdizione universale per perseguire i crimini del regime: misure necessarie, secondo lui, per garantire giustizia alle vittime che la chiedono da decenni. Allo stesso tempo Noury ha condannato «qualsiasi intervento militare unilaterale», definendolo contrario al diritto internazionale.
Anche l’AOI, l’Associazione delle Ong italiane, per bocca del presidente Giovanni Lattanzi, ha ribadito la necessità di «rifuggire da logiche belliciste o interferenze esterne» sottolineando che il sostegno al popolo iraniano non può passare per interventi militari: «Quando prevalgono strategie di potenza, a pagare sono sempre i civili, non i regimi».
La manifestazione a Roma ha dunque offerto un quadro sintetico delle richieste principali del movimento di esuli e attivisti: cessazione della violenza e dell’impunità, ripristino della connettività e delle libertà fondamentali, percorsi giudiziari internazionali per chi ha ordinato e autorizzato le repressioni. In parallelo, la piazza ha voluto ribadire un principio politico chiaro: il futuro dell’Iran deve essere determinato dal suo popolo, senza imposizioni esterne.
Apuração baseada em comunicados oficiais, declarações dos organizadores e depoimentos recolhidos durante a concentração. Fatos cruzados com as notas de entidades de direitos humanos.




















